Galleria Sabauda

Nel 1832 Carlo Alberto decise di esporre al pubblico 365 dipinti provenienti da Palazzo Reale e da altre residenze. La Reale Galleria fu donata allo Stato nel 1860 e trasferita nel 1865 nell’attuale sede del Palazzo dell’Accademia delle Scienze.

Ingresso della Galleria Sabauda e del Museo Egizio

Ingresso della Galleria Sabauda e del Museo Egizio

Il nucleo originario si accrebbe per donazioni, soprattutto di opere di maestri piemontesi, e per acquisti mirati a colmare le lacune nel settore degli italiani.
Ai lavori di riordinamento delle sale compiuti alla fine dell’800 seguirono quelli più radicali di ristrutturazione del 1952-1959.

La visita inizia con il settore dei dipinti italiani. Nelle prime sale vi sono le opere di scuola toscana: Beato Angelico con Madonna col Bambino; Antonio e Piero del Pollaiolo con L’arcangelo Raffaele e Tobiolo; Lorenzo di Credi con Madonna col Bambino; Franciabigio con L’Annunciazione; Filippino Lippi con I tre arcangeli e Tobiolo.

Seguono le sale dedicate al manierismo ed alla scuola veneta. Nella sezione della scuola fiamminga figurano due capolavori: Jan van Eyck con le Stimmate di San Francesco e Hans Memling con la Passione di Cristo.

Segue il settore dedicato alle collezioni del principe Eugenio di Savoia-Soissons e di pittura fiamminga e olandese, tra le più importanti esistenti in Italia. La quadreria del principe Eugenio, già al Belvedere di Vienna, venne acquistata da Carlo Emanuele III nel 1741.
Tra i quadri di scuola italiana vi sono San Giovanni Battista e Lucrezia di Guido Reni.

La sezione della pittura piemontese comprende una Madonna col Bambino di Barnaba da Modena, un prezioso trittico di Jacques Iverny e, per i piemontesi operanti tra il XV ed il XVI secolo, opere di Giovanni Martino Spanzotti, Defendente Ferrari, Giuseppe Giovenone il Vecchio, Gerolamo Giovenone, Macrino d’Alba e Pietro Grammorseo.
Tra i pittori piemontesi del ‘500: il caposcuola Gaudenzio Ferrari e Bernardino Lanino.

Al piano superiore sono stati allestiti tre settori che documentano il collezionismo e la committenza sabaudi. Il primo settore è dedicato alle collezioni da Emanuele Filiberto a Carlo Emanuele I (1550-1630).

Il secondo settore comprende il collezionismo da Vittorio Amedeo I a Vittorio Amedeo II (1630-1730), ed il terzo settore è dedicato al collezionismo da Carlo Emanuele III a Carlo Felice (1730-1831) e comprende la decorazione e la scenografia, gli acquisti ducali e le opere dal periodo neoclassico alla restaurazione.

Una sezione a parte è costituita dalla collezione privata dell’avvocato torinese Riccardo Gualino, donata nel 1928 e comprendente opere di varia provenienza.

 
 

Informazioni:
Indirizzo: Via Accademia delle Scienze 6 – Torino
Telefono: 011.547.440
Fax: 011.549.547
Sito internet: http://www.artito.arti.beniculturali.it/museum.php?museum=2

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