Museo di arti decorative Fondazione Pietro Accorsi

Il museo di arti decorative nasce dalla ricca eredità di Pietro Accorsi (Torino 1891-1982), uno dei più importanti antiquari europei del XX secolo, ed ha sede nello storico palazzo di Via Po 55, costruito intorno al 1684 sotto la guida dell’Architetto Ducale Amedeo di Castellamonte.

Il Salone Piffetti, all'interno del museo di Arti Decorative

Il Salone Piffetti, all’interno del museo di Arti Decorative

Tutto il complesso di edifici che concludono sulla sinistra il tracciato di Via Po apparteneva in origine all’Ordine dei padri Antoniani di S. Antonio di Ranverso, da cui il nome popolare dello stabile di “Casa di Sant’Antonio”.

Nel 1776 il palazzo fu acquistato dall’Ordine Mauriziano, l’antica istituzione torinese creata nel XVI secolo per volere del Duca Emanuele Filiberto di Savoia. Dal 15 aprile 1901, quando il padre di Pietro Accorsi fu nominato dall’Ordine portinaio dello stabile, tutta la famiglia si trasferì in un modesto alloggio affacciato sul cortile del palazzo.

Da allora Pietro Accorsi non lasciò più il palazzo e, grazie all’accresciuto prestigio nell’attività di antiquario, pochi anni dopo poté prenderne in affitto alcune aree adibendole ad alloggio personale e a sede della galleria espositiva.
Nel 1956 l’intero stabile divenne proprietà dell’antiquario, e dopo la sua morte sede della Fondazione e oggi del Museo di Arti Decorative.

All’interno del museo le ventisette stanze ospitano la ricca collezione di opere d’arte che originariamente arredavano la sua dimora.

Migliaia di oggetti, principalmente del XVIII secolo, sono in esposizione: il celebre mobile a doppio corpo in legno raro con avorio e tartaruga firmato nel 1738 da Pietro Piffetti (1701-1777); il mobile a due corpi interamente ricoperto di piastrelle di maiolica di Pesaro; una rara ed elegante camera da letto veneziana; mobili francesi, porcellane di Messein, Ginori, Frankenthal e Sèvres, cristalli di Baccarat, importanti dipinti, come la serie di sei scene di caccia di Vittorio Amedeo Cignaroli (1730-1800) e il Piacere della vita campestre, una variante del celebre dipinto di Francois Boucher, attualmente in esposizione al Louvre di Parigi.

Pietro Accorsi collaborò inoltre con i musei municipali di Torino, che grazie alla sua intermediazione, acquistarono opere di grande importanza, come il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina e la seconda parte delle Très belles heures del duca di Berry, miniate da Jan Van Eyck.

 
 

Informazioni:
Indirizzo: Via Po 55 – Torino
Telefono: 011.837.688.3
Fax: 011.815.40.61
Sito internet: http://www.fondazioneaccorsi-ometto.it
E-mail: info@fondazioneaccorsi-ometto.it

Top