Via Garibaldi

Via Garibaldi

Via Garibaldi

Decumano romano e via maestra medioevale, la “Contrada di Dora Grossa”, oggi Via Garibaldi, confermò il suo carattere principalmente commerciale, quando venne decisa dal ducato sabaudo l’espansione della città verso occidente contestualmente alla ristrutturazione del nucleo urbano di impianto più antico.

Dopo l’edificazione della cinta fortificata a ovest della città (1702) venne infatti redatto un piano di lottizzazione dei terreni inglobati che prevedeva la scelta di via Dora Grossa e della parallela via Corte d’Appello come assi principali da rettificare e a cui collegare la nuova espansione (Michelangelo Garove, 1711).

Fu il primo architetto regio Filippo Juvarra a cogliere l’eredità lasciata dall’architetto ducale Garove e ad interpretare la ristrutturazione di contrada di Dora Grossa nell’ambito di una nuova definizione funzionale e fisica della città voluta con forza da dal re Vittorio Amedeo II.
Il punto focale del disegno Juvarriano fu la riprogettata facciata di Palazzo Madama cui la contrada si attestava.

Importanti preesistenze sulla via sono alcuni edifici religiosi cinquecenteschi e seicenteschi: la chiesa della SS. Trinità, la chiesa di San Dalmazzo, ed il collegio dei padri Barnabiti (impianto del 1702 circa) sul lato a nord e su quello opposto alla chiesa dei Santi Martiri e, a fondale dell’omonima via, la chiesa della Misericordia.

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