Via Milano e Piazza della Repubblica

Agli inizi del settecento la contrada di Porta Palazzo, che attraversa la città medioevale collegando la piazza delle Erbe (l’attuale piazza Palazzo di Città) con la porta settentrionale, è oggetto di importanti interventi di rettilineamento su progetto di Filippo Juvarra (1729); la riqualificazione urbanistica, architettonica e funzionale del quartiere rientra nel quadro più complesso del programma politico e della volontà di ribadire per Torino il nuovo ruolo di capitale del regno.

Juvarra decide il disegno di una nuova assialità volta a razionalizzare il percorso di collegamento tra la Porta Palazzo ed il Palazzo di Città: l’ampliamento ed il drizzamento della contrada innescano ristrutturazioni urbanistiche nella zona nord.

L’ingresso a nord della città, nodo di collegamento con la direttrice extraurbana con Vercelli, viene risolto da Juvarra progettando una piazza d’armi delimitata dagli isolati di Sant’Ignazio e Santa Croce: l’intervento vede la demolizione delle preesistenti case medioevali e la ricostruzione di nuovi edifici destinati all’affitto.

La nuova piazza d’armi è delineata da due edifici con numerose botteghe a conferma della destinazione commerciale del sito, ancora oggi ribadita dalla presenza del più importante mercato cittadino.

L’impianto della piazza viene ampliato nell’ottocento quando gli edifici porticati a sei campate sono prolungati su progetto di Gaetano Lombardi nel 1819.
La piazza ottagonale, oggi detta della Repubblica, secondo un piano avviato nei primi anni della Restaurazione, troverà il suo compimento con la costruzione dei mercati alimentare e del pesce, e della più tarda tettoia metallica per il mercato coperto (1916).

Via Milano, che ha inizio da piazza della Repubblica fino a via Garibaldi, nel primo tratto mantiene l’uniformità architettonica dei fronti degli edifici della piazza, seppure in assenza dei porticati.

Top